| Tutto il progetto fonda la sua consistenza sulla
vendita di calore infatti, mancando questa, verrebbe meno quel
valore aggiunto che rende il progetto economicamente vantaggioso.
|
| Pur essendo stabilito nell'accordo di programma
che il comune di Pieve di Teco garantisca l'utenza pubblica
e privata necessaria all'acquisto del calore prodotto, non è
stata fatta nessuna verifica con la cittadinanza per avere una
stima della partecipazione privata alla rete di teleriscaldamento. |
| Non esiste nessun richiamo o osservazione sui
prezzi d'applicazione agli utenti fruitori del teleriscaldamento. |
| Il progetto considera come possibili utenze ben
il 70% di 724 abitazioni
e 70 esercizi commerciali. Considerato che la distribuzione
di calore copre interamente solo il percorso dei portici e le
zone di Via Veneto (ospedale), scuole, chiostro degli Agostiniani,
appare evidente che la stima è eccessiva. |
| E' considerata nel progetto (e quindi nel computo
economico) l'alimentazione di edifici quali la Caserma S. Manfredi
ed il "Centro Museale" (forse il teatro Salvini?),
strutture che esistono da decenni e mai si è proceduto,
nonostante le promesse, a rendere utilizzabili. |
| L'iter accelerato seguito per la presentazione
del progetto ha trascurato aspetti importanti quali la valutazione
d'impatto ambientale, la reale disponibilità della risorsa
boschiva (in compatibilità con la rigenerazione del bosco),
il rischio di dissesto idrogeologico causato dall'apertura massiccia
di strade per il trasporto del legname. |
| La forma societaria che dovrebbe garantire l'amministrazione
della centrale, pur essendo a partecipazione mista, lascia alla
società presentatrice del progetto un potere decisionale
estremamente elevato, compreso quello di gestire vendita del
calore. |
| Il piano economico ci sembra molto azzardato
e fondato da una parte su un'improbabile vendita massiccia di
calore per teleriscaldamento e dall'altra sul sostegno dei certificati
verdi (pagamento raddoppiato dell'energia elettrica con fondi
speciali) che ha un tempo limitato, coincidente con l'ammortamento
delle spese di realizzazione. |
| A fronte di una richiesta della centrale di
20.000 tonn/anno il bosco pubblico puo' disporre, su stima teorica,
28.000 tonn/anno. Questo significa che viene utilizzato il 71%
del totale teoricamente disponibile ogni anno . Bisogna verificare
se una percentuale così elevata di bosco è conveniente
al taglio (cioè: raggiungibile, maturo, conveniente per
viabilità). Inoltre diversi boschi di proprietà
pubblica sono boschi definiti di protezione cioè non
utilizzabili per legge in quanto necessari per la prevenzione
delle valanghe, del dissesto idrogeologico o la difesa di falde
idriche; in essi si può solo intervenire con tagli a
scopo fitosanitario (dopo incendi o infestazioni parassitarie,
ecc.) |
| Il progetto parla di "costo della biomassa
congruente con il piano economico del progetto, ovvero circa
3,15€ al qt (6.100 L.). Davvero sarà possibile avviare
un piano di taglio ad un prezzo così basso, o si corre
il rischio di acquisto di legname da fornitori esterni alla
valle? |
| I cippatori, ovvero le macchine dedicate a sminuzzare
gli alberi appena tagliati devono essere collocate a "bocca
di bosco". Questo significa che in ogni area di taglio
debbano approntarsi spazi sufficientemente grandi per le macchine
e la movimentazione dei materiali. Nessun preventivo di costo
è stato approntato a riguardo. Inoltre il trasporto del
materiale deve avvenire con l'uso di speciali camion stagni,
progettati appositamente. Anche in questo caso nessuna voce
comprende la fornitura di questi mezzi. |
| Per la specificità dell'impianto, e grazie
alle nuove normative di accelerazione delle concessioni d'intervento
varate dall'attuale governo, non è necessaria, per la
realizzazione dell'impianto, la Valutazione d'Impatto Ambientale
(VIA). Questo significa che, pur a ridosso del fiume più
importante della valle, pur immettendo nell'atmosfera ingenti
quantità di fumi e vapor acqueo, potrebbe non essere
condotto nessun accertamento sull'impatto che la centrale produrrà
sull'ambiente nel lungo periodo. |
La vendita di calore ai privati, con corrispondente
sostituzione delle caldaie tradizionali, crea una dipendenza
molto forte della cittadinanza dalla centrale termica. In caso
di mancato pareggio dei bilanci economici potrebbe verificarsi
una forzata conversione della caldaia verso combustibili più
economici (se non addirittura rimunerativi - ad esempio rifiuti
solidi urbani RSU - ) dovuta alla necessaria sopravvivenza dell'impianto
stesso.
In questo caso si perderebbero i principali benefici dell'indotto
di lavoro sul taglio dei boschi e della salvaguardia del patrimonio
boschivo, oltre a correre il rischio di un utilizzo di combustibili
inquinanti. |
| Sebbene il 45% del totale delle spesa di realizzazione
sia coperto dai finanziamenti europei, una cifra ingente, 3.740.000 €, rimane
a carico della società realizzatrice (a maggioranza pubblica).
Tutti i comuni della valle dovranno quindi investire notevoli
risorse economiche sul progetto, in ragione della loro partecipazione
alla società, ed indebitarsi presso finanziarie per la
reperibilità del danaro liquido. Ci sembra che altre
destinazioni di finanziamento siano al momento più urgenti
(es. acquedotto). |